RRC 10, 14, and 18 finds at Pyrgi (with vernice nera with petites estampilles!)

Notes on

L. AMBROSINI – L. M. MICHETTI, L’ultima frequentazione del santuario meridionale: testimonianze dai contesti, in M.P. Baglione – M.D. Gentili (a cura di), Riflessioni su Pyrgi. Scavi e ricerche nelle aree del santuario, Suppl. e Mon. Archeologia Classica 11, Roma 2013, pp. 123-166.

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“Un ulteriore motivo di interesse è la provenienza, sia dal “deposito delle coppette” che in generale dall’area dell’edificio β, di vasi con sigle probabilmente latine33, indizio, seppure labile e sporadico, di una nuova frequentazione dell’area sacra, testimoniata forse anche dal rinvenimento nella zona di monete e di alcuni frammenti di votivi a stampo. Tra le monete, di particolare interesse un aes grave (Fig. 6a) quadrante della serie Bifronte/Mercurio34, D/mano aperta R/ due spighe di grano, rinvenuto in connessione con un’olla d’impasto che forse lo conteneva, secondo una modalità di offerta attestata anche altrove nel Santuario Meridionale (v. infra). ” – p. 130

A further point of interest is the origin of a new utilization of this sacred area, as shown by both the “deposit of the cups” and vases with probably Latin inscriptions in general from the area of the β building33; albeit this is unstable and sporadic evidence.  The same phenomenon is perhaps also evinced by the discovery in the area of coins and some fragments of mold votives. Among the coins, of particular interest is an aes grave (Fig. 6a) quadrans of the janiform head/Mercury series (O / open hand R / two ears of wheat)  found in connection with an impasto olla that perhaps contained it, according to one offering modality attested also elsewhere in the Southern Sanctuary (see below).”

This language seems to suggest to me that there is more unpublished material and that the full context of the discovery of  this RRC 14/4 specimen is not given here.  I especially note that the olla which might have contain it (and other coins?  a hoard?) does not seem to be among the pottery illustrated in this article.

“Anche l’altare ν (Fig. 1.3), a disco monolitico fungente, secondo la proposta di G. Colonna, da tavola per i sacrifici41, è stato forse fatto oggetto di offerte in una fase recente di frequenta zione come si desume dal rinvenimento, insieme a ceramica a vernice nera e tegole di II e III fase, di un’oncia della serie Apollo/Apollo con grano d’orzo (Fig. 6b), degli inizi del secondoquarto del III secolo, attribuita a zecca romana42, attestata anche nel pozzo S del Santuario Monumentale43. Come già anticipato, due once di questo tipo sono state rinvenute nell’olla deposta nelle fondazioni della torre meridionale delle mura del Santuario di Sol Indiges a Torvaianica, associate con altro aes grave44.” – p. 131-133

Also the altar ν (Fig. 1.3), with a monolithic disc acting, according to the proposal of G. Colonna, as a table for sacrifices41, has perhaps been the object of offering in a recent phase as can be seen from the discovery, together with black-glazed ceramics and II and III phase [roof?] tiles, of an uncia of the Apollo / Apollo series with barley grain (Fig. 6b), from the beginning of the second quarter of the third century, attributed to Roman mint42, also attested in the well S of the Monumental Sanctuary43. As already mentioned, two uncia of this type have been found in the olla deposited in the foundations of the southern tower of the walls of the Sanctuary of Sol Indiges in Torvaianica, associated with other aes grave44.”

“n. 43 – Baglione 1988-89, pp. 127, fig. 101.3, 129, n. 3, fig. 101.”

Bibliography: Baglione 1988-89: M.P. Baglione, «Le monete», in Pyrgi 1988-89, pp. 126-131, 322-324.

“Alcune di esse sono provviste di iscrizioni23: si segnala in particolare un esemplare dell’atelier des petites estampilles24 con, all’interno della vasca, l’iscrizione vei[-]is (Fig. 5b) interpretata da D.F. Maras come la resa etrusca del teonimo latino Veiovis 25. Tale dato potrebbe confermare l’ipotesi fatta in precedenza da G. Colonna dell’esistenza di un rapporto tra la divinità latina e il dio Śur/Śuri del Santuario Meridionale26, sulle cui valenze cultuali lo studioso si è soffermato anche di recente27.” – p. 129

” Some of them are provided with inscriptions23: we note in particular an example of the atelier des petites estampilles24 with, inside the bowl, the inscription vei [-] is (Fig. 5b) interpreted by D.F. Maras as the Etruscan rendering of the Latin theonym Veiovis 25. This datum could confirm the hypothesis made previously by G. Colonna of the existence of a relationship between the Latin divinity and the god Śur / Śuri of the Southern Sanctuary26, on whose cultic aspects he has recently published 27.”

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“2. Le azioni rituali relative al settore orientale (fossa ο, struttura π, muro τ), al sacello α e al piazzale nord.

Particolarmente significativo è il rinvenimento nella fossa o di 23 reperti numismatici 88, tra i quali un frammento di aes signatum riferibile, con ogni probabilità, al tipo con àncora e tripode (Fig. 13a) 89, attestato nella stipe votiva di Vicarello, a Castelgandolfo, da una località tra Roma e Napoli90, a La Bruna presso Spoleto91, sulla Via Tiberina presso Roma ed a Mazin in Croazia. I quadrilateri interi finora rinvenuti, di questo tipo, hanno un peso compreso tra gr. 1495 e 183092; il nostro frammento pesa gr. 55,30, pesoche potrebbe corrispondere a quello di un asse estantario. Tra gli esemplari meglio conservati, si segnalano quello di Berlino93 da La Bruna (presso Spoleto) del peso di gr. 999,99 (cm 18,7 × 8,7) e di Londra94 dai dintorni di Castelgandolfo del peso di gr. 1495,06 (cm 18,3 × 8,9)95.

Il Nenci96, sulla base di uno studio dell’Alföldi, ritiene che anche l’aes signatum con i tipi dell’àncora e tripode possa essere ricollegato a determinati eventi bellici che con tali simboli Roma intese commemorare. Nello specifico, il simbolo dell’àncora “riconduce ad un momento della progressiva affermazione di Roma sul mare”, mentre il tripode andrebbe ricondotto alla simbologia monetale di una ben determinata città della Magna Grecia conquistata da Roma, Crotone (277 a.C.) o, secondo A.G. Fusi-Rossetti, Taranto (272 a.C.)97. Secondo il Crawford, questo tipo di aes signatum è stato prodotto durante la guerra contro Pirro98 ed il ripostiglio de La Bruna, con la presenza di tre varietà di aes signatum (tra le quali, come abbiamo visto, anche la nostra), assume un simbolismo navale, difficile da immaginare prima che Roma fosse divenuta una potenza navale durante la Prima Guerra Punica99. Recentemente anche C. Steinby ha sostenuto che, pur non potendo mettere in connessione queste “bars” con alcun evento (bellico) certo, le raffigurazioni poste su di esse hanno un chiaro messaggio e fanno riferimento all’espansione romana e all’accresciuta importanza della flotta romana100. Il Milani aveva collegato il tripode al culto di Apollo Delfico101 e l’àncora con una spedizione oltremarina; il quadrilatero pertanto doveva essere collegato con “qualcuna delle solenni circostanze in cui i Romani furono consigliati di rivolgersi a Delfi ed al culto di Apollo αjλεξίκακος (Medicus, Salutaris, Conservator)102. L’offerta di un quadrilatero che reca su un lato la raffigurazione di un tripode delfico e sull’altro, com’è lecito supporre, un’àncora, in un santuario sul mare dove si venera Apollo/Śuri, nel porto principale della città di Caere, sembra, forse, non casuale.” – p. 141-142

“2. The ritual actions related to the eastern sector (pit ο, π structure, wall τ), to the α sacellum and to the northern square.

Particularly significant is the discovery in the pit O of 23 numismatic artifacts 88, among which a fragment of aes signatum referable, in all probability, to the type with anchor and tripod (Fig. 13a) 89, attested in the votive deposit of Vicarello, in Castelgandolfo, a place between Rome and Naples 90, in La Bruna near Spoleto 91, on the Via Tiberina near Rome and in Mazin in Croatia. The entire quadrilaterals so far found, of this type, have a weight included between gr. 1495 and 183092; our fragment weighs gr. 55.30, pesoche could correspond to that of an extraneous axis. Among the best preserved examples, we note that in Berlin 93 from La Bruna (near Spoleto) weighing gr. 999.99 (cm 18.7 × 8.7) and in London 94 from the surroundings of Castelgandolfo weighing gr. 1495.06 (cm 18.3 × 8.9) 95.

Nenci 96, based on a study by the Alföldi, believes that also the aes signatum with the types of the anchor and tripod can be connected to certain war events that with such symbols Rome intended to commemorate. Specifically, the symbol of the anchor “leads back to a time of the progressive affirmation of Rome on the sea”, while the tripod should be traced back to the symbolism of a well-defined city of Magna Graecia conquered by Rome, Crotone (277 BC) or, according to AG Fusi-Rossetti, Taranto (272 BC) 97. According to Crawford, this type of aes signatum was produced during the war against Pyrrhus 98 and the La Bruna hoard, with the presence of three varieties of aes signatum (among which, as we have seen, also ours), takes on a naval symbolism, difficult to imagine before Rome became a naval power during the First Punic War99. Recently also C. Steinby has argued that, although they cannot connect these “bars” with any certain (war) event, the representations placed on them have a clear message and refer to the Roman expansion and to the increased importance of the Roman fleet100. The Milani had linked the tripod to the cult of Apollo Delfico 101 and the anchor with an overseas expedition; the quadrilateral therefore had to be connected with “some of the solemn circumstances in which the Romans were advised to turn to Delphi and the cult of Apollo αjλεξίκακος (Medicus, Salutaris, Conservator) 102. The offer of a quadrilateral which bears on one side a depiction of a Delphic tripod and on the other, as one might suppose, an anchor, in a sanctuary on the sea where Apollo / Śuri is venerated, in the main port of the city of Caere seems, perhaps, not accidental.”

“n. 90 – Gorini 2004, p. 162, con bibl. cit. L’esemplare pesa gr. 1645.”

“n. 95 – Il Milani per l’esemplare del British Museum fornisce come provenienza Genzano ed il peso di gr. 1494,53.”

“n. 95 – For the BM example, Milani gives Genzano as provenance and the weight of gr. 1494.53.

N.B. Milani (p. 35) is relying on Garrucci for find location.  Gezano has a connection to the Gandolfo family but is 6.5 km south of Castel Gandolfo.  I notice that Crawford lists as CHRR 14 a Gezano before 1885 hoard with 2 semisses of the RRC 14 series which he gets from Garrucci, p. 20.  Should CHRR 14 and CHRR 2, possibly be combined!?  Link to BM Specimen. 

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Bibliography: Gorini 2004: G. Gorini, «Le monete del santuario di Gravisca», in F. Colivicchi, Gravisca. Scavi nel santuario greco. I materiali minori, Bari 2004, pp. 159-171.

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